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Contratto edili. Sciopero di 8 ore il 24 aprile

In Trentino sono 17mila i lavoratori interessati alla mobilitazione. Pisetta (Filca Cisl), Ferrari (Feneal Uill) e Bertolini (Fillea Cgil): “L'esplosione del part time maschera il lavoro nero”. Sul tappetto anche aumenti medi di 105 €

Contratto edili. Sciopero di 8 ore il 24 aprile

Chiedono 105 euro mensili medi per dipendente, il riconoscimento dei primi 3 giorni di malattia per tutti e una regolamentazione puntuale del part time. Ma di fronte a queste rivendicazioni gli imprenditori del settore edile, riniti nell'Ance, hanno sbattuto la porta in faccia a Filca Cisl, Feneal Uill e Fillea Cgil.

Per questo le organizzazioni dei lavoratori delle costruzioni hanno proclamato una giornata di sciopero per il prossimo giovedì 24 aprile. Filca Cisl, Feneal Uill e Fillea Cgil del Trentino sostengono la mobilitazione nazionale anche nella nostra provincia, dove i lavoratori sono 17.725 per 2.695 imprese locali e 472 di fuori provincia. Il contratto nazionale è scaduto a dicembre 2007.

«I lavoratori del settore – spiegano i segretari trentini Stefano Pisetta, Paolo Ferrari e Massimo Bertolini – chiedono aumenti capaci di garantire il potere d'acquisto dei loro stipendi. Ma non ci sono solo le rivendicazioni economiche a caratterizzare la nostra piattaforma nazionale».

Infatti l'altro tema sul tappeto è il pagamento dei primi tre giorni in busta paga per le malattie brevi, oggi riconosciuto solo al 60 percento delle province. «Chiediamo – confermano i segretari di Filca, Feneal e Fillea – che questo riconoscimento si inserito nel contratto nazionale e valga per tutti, dando la possibilità di godere anche in quei giorni dei corrispondenti contributi previdenziali. Oggi non è così. E come si sa le pensioni degli edili, proprio per la particolare durezza del lavoro, non sono mail ricche».

Infine l'ultima questione, quella sulla quale le imprese sono più sorde, è la regolamentazione del part time. «Grazie all'introduzione del Durc – ricordano Pisetta, Ferrari e Bertolini – abbiamo garantito l'emersione dal nero di tanti lavoratori e di tante imprese invisibili. Ora però assistiamo ad un'esplosione anomala del lavoro part time, in un settore che per natura difficilmente si presta ad impieghi a tempo parziale. Il sospetto è quello che il part time – nel Lazio oggi è arrivato al 30 percento - serva solo a nascondere altro lavoro nero. Insomma c'è il pericolo che per metà del tempo i lavoratori siano impiegati regolarmente e per l'altra metà lavorino senza alcuna garanzia e tutela, favorendo l'elusione contributiva e fiscale».

Per questo i sindacati di categoria chiedono di inserire nel contratto nazionale una quota massima di lavoratori a tempo parziale. «Resta il fatto – concludono i tre segretari trentini – che servono subito più controlli nei cantieri. Combattere il lavoro nero in tutte le sue forme significa garantire più sicurezza a tutti i lavoratori edili».

 

16 aprile 2008

 

 

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