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La Isap è fallita, licenziati 21 lavoratori

Lavis. Si apre la partita degli ammortizzatori sociali per i dipendenti dell’impresa edile. L’ultima busta paga a dicembre. I sindacati: scelte sbagliate sul mercato.

La Isap è fallita, licenziati 21 lavoratori  LAVIS. L’impresa edile Isap di Lavis chiude. Per sempre. Una doccia fredda, ma non inattesa. Era nell’aria la difficoltà dell’azienda. Ora i 21 lavoratori - 15 operai e 6 impiegati - riceveranno questa amara notizia con lettera di messa in mobilità per fallimento da parte della stessa ditta nei prossimi giorni. Intanto i sindacati - Cgil, Cisl e Uil - cercano un “paracadute sociale” con Confindustria. Nella sede dell’impresa edile di Lavis, ieri un’assemblea con i sindacati ha fatto un po’ di luce sul fallimento, impegnata nel settore degli asfalti. Solo in subappalto, con un portafoglio di commissioni in appalto pari allo zero. Lo scorso anno, la stessa Isap di Lavis aveva cercato di sminuzzare la ditta in più rami. Tentativo andato male. Dopo nemmeno un anno, la brutta notizia. I lavoratori hanno ricevuto l’ultima busta paga in dicembre, poi più nulla. La ripresa dei lavori, con la bella stagione, non è stata annunciata. A quanto pare, a provocare il fallimento dell’azienda ci sarebbero «scelte di mercato poco azzeccate», spiega Massimo Bertolini della Cgil. E soprattutto una esposizione debitoria insostenibile. «Sapevamo che era un’azienda in difficoltà - commenta Paolo Ferrari della Uil - I problemi ci erano stati rappresentati ancora nella primavera dello scorso anno. Difficoltà di commesse e di posizionamento, tant’ è che aveva chiesto il posizionamento su diversi asset, per creare una articolazione di società. L’azienda però deve aver incontrato varie difficoltà». Fra qualche giorno, in Confindustria, i vertici dell’azienda avranno un incontro per annunciare ufficialmente la cessazione dell’attività. «Potevano farlo sapere anche prima - dichiara Stefano Pisetta della Filca Cisl - l’azienda è arrivata troppo avanti, per riuscire a salvarla. Resta l’amaro in bocca, perché fra gli operai non ci sono soltanto giovani, che possono trovare più facilmente sbocchi lavorativi, ma anche persone che hanno quasi 60 anni. Alla fine dell’anno, l’azienda doveva parlare chiaro ai suoi dipendenti». «Sapevano che navigava in brutte acque - conclude Massimo Bertolini della Fillea Cgil - ora i lavoratori saranno tutelati dagli ammortizzatori sociali, perché tutti hanno i requisiti. Purtroppo questa non è una ditta appetibile per essere acquistata da altri, perchè le attrezzature sono tutte in leasing e l’esposizione è troppo elevata».

 

 

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