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Addio Lowara, arriva Sitos

Cgil: «Opportunità per i giovani». Sitos: «Ordini anche dall’Italia»

Addio Lowara, arriva SitosMALE’. La vicenda Lowara si è dunque chiusa col botto? «Stando al progetto e all’entusiasmo per questa nuova avventura imprenditoriale, si direbbe di sì». Roberto Grasselli, della Fiom Cgil, si dice soddisfatto. La certezza ci sarà una volta avviata la produzione, naturalmente, ma le premesse ci sono e sono buone. «Se le analisi dei centri di ricerca saranno confermate - spiega il sindacalista - questa può diventare un’industria molto importante». Soluzione al fotofinish... «In effetti, i lavoratori stavano perdendo la fiducia anche nel nostro operato, cominciava ad esserci qualche malumore». E’ un’opportunità anche per i giovani? «Sì, se l’azienda saprà rendersi attrattiva dal punto di vista economico. Pensiamo ai diplomati Enaip e Iti di Cles che ora fanno i pendolari: tra di loro ci sono anche giovani solandri che potrebbero essere interessati a lavorare vicino a casa. Questo, tra l’altro, permetterebbe di generare reddito nella zona». Gli operai ex Lowara sono pronti a passare alla nuova produzione? «Non sono pronti ma hanno esperienza nel metodo di montaggio “a giostra” e cioè lo stesso lavoratore segue l’intero ciclo produttivo. Basterà quindi una formazione sul campo per essere operativi a tutti gli effetti». Attualmente Sitos assembla le macchine progettate ma la componentistica viene prodotta da altre aziende italiane. Se gli affari andranno bene, non è da escludere una produzione diretta, commenta Claudio Torghele, amministratore delegato di Sitos. Ma adesso bisogna saper tarare le macchine sulla base delle esigenze del cliente. Ora le macchine (ne sono stati realizzati 15 prototipi) sono in grado di produrre sei tipi di pizza ma le richieste potrebbero essere differenti. Tenuto conto che in lista di attesa sono clienti dagli Usa ai Paesi europei. Ma non l’Italia... «Con nostra sorpresa, abbiamo richieste dalla Romagna e dalla Puglia».

 

 

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