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Manica, confermati gli esuberi

Ma Cgil e Cisl chiedono di dimezzare gli addi
di Nicola Guarnieri (l'Adige, 21 febbraio 2008)

Manica, confermati gli esuberiCrisi di settore, mercato homepage ormai senza regole e senza rispetto, nuovo prodotto di punta difficilmente commerciabile: sono questi i punti di difficoltà che hanno costretto la Manica, storica azienda di Sacco, ad avviare la procedura di mobilità per sei lavoratori. Ieri pomeriggio, a Trento, la proprietà si è incontrata con la Rsu e con i sindacalisti Mario Cerutti della Cgil e Corrado Dalvit della Cisl per avviare le trattative. La Manica si è impegnata a cercare di rendere meno doloroso possibile il distacco da sei dipendenti ma ha ricordato come la riduzione di organico sia necessaria per potersi riorganizzare e rilanciare. Insomma, da questa ristrutturazione dovrebbe ripartire l'azione di consolidamento di un'industria che impiega una settantina di persone e che da sessant'anni è leader in Italia e in Europa nella produzione di solfato di rame. «Purtroppo stiamo vivendo una crisi storica del prodotto che, per questioni normative e di evoluzione del mercato, ha fatto il suo tempo. La sintesi del gel, che doveva sostituire il solfato già cinque anni fa, - commenta Cerutti - si vende male perché va bene per piccoli appezzamenti ma è scomodo da usare per appezzamenti superiori ai due ettari. È un prodotto valido che sembrava avere grandi spazi ma si scontra con le difficoltà di utilizzo. È stato superato da un nuovo prodotto che è solfato di rame microgranulato da sciogliere in acqua». Dei 17 esuberi annunciati inizialmente dall'azienda, undici saranno recuperati in altri reparti ma sei perderanno il posto. «Abbiamo chiesto di valutare le varie posizioni: se ci sono volontari disposti a lasciare dietro un buon incentivo all'esodo, se ci sono lavoratori prossimi alla pensione o magari qualcuno che ha voglia di cambiare lavoro». Al momento, dunque, il sindacato si è limitato a registrare la formalizzazione della mobilità. «Abbiamo anche ottenuto garanzie sulla prosecuzione dell'attività: questi licenziamenti ci è stato assicurato che non sono segnali di disarmo ma c'è ferma volontà di consolidamento su un prodotto d'elite. Purtroppo pesa la concorrenza dall'Est Europa che vende semilavorati come materia prima a prezzi stracciati. E si tratta, ci ha confermato Manica, di prodotti inquinati da metalli pesanti e non puri come quelli che escono dallo stabilimento di Sacco. Ma al mercato homepage non importa se c'è un po' di piombo». Mercoledì prossimo le parti torneranno a incontrarsi nella sede di Confindustria a Trento e si dovrebbe già lavorare su una concreta ipotesi di accordo. «Abbiamo chiesto all'azienda se è possibile ridurre gli esuberi e recuperare almeno tre posizioni. Può sembrare poco ma dobbiamo pensare che ci sono le famiglie dietro gli operai».

 

 

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