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Dellai non convince gli studenti. «Vogliamo più meritocrazia»

Ieri l’incontro durante la cogestione al Da Vinci «I diplomi valgono meno»

Dellai non convince gli studenti. «Vogliamo più meritocrazia» TRENTO. L’atmosfera non è quella delle occupazioni illegali, quando la polizia faceva irruzione a scuola e gli studenti si barricavano per chiedere un mondo migliore. All’ingresso del Da Vinci i bidelli fanno una sorta di check-in per verificare chi entra e chi esce, in palestra i ragazzi sono seduti in file ordinate, ma non perdono l’occasione per esprimere speranze e preoccupazioni al superospite Lorenzo Dellai. Chiedono più meritocrazia per un futuro meno cupo. «Se la scuola diventa un “diplomificio” non abbiamo prospettive». Alcuni studenti giocano a pallone nel piazzale interno: immancabile torneo di calcetto, segno tangibile che l’autogestione è iniziata. Qualcuno sta programmando i gruppi per i prossimi giorni, i corridoi sono pieni di facce sorridenti, ma in palestra l’amtosfera è più seria. C’è il presidente Lorenzo Dellai che parla degli esami di riparazione, ma soprattutto ci sono gli studenti che esprimono timori per un futuro che sembra voltare le spalle. «Con questo sistema scolastico rischiamo di studiare per niente. Tutti si diplomano e questi fogli di carta valgono sempre meno. Per questo non ci piace la scelta della Provincia di tenere il sistema dei debiti, perché con la riforma Fioroni avremmo avuto più serietà e meritocrazia». Immediata la replica di Dellai. «Il nostro spirito è lo stesso di Fioroni: ridare serietà alla scuola. Abbiamo scelto una strada diversa, crediamo migliore. Non ci mettiamo a posto la coscienza con un esametto estivo, ma permettiamo ai ragazzi di colmare le loro lacune frequentando dei corsi obbligatori durante l’anno successivo. Se questi continuano a fare i furbi verranno bocciati, quindi capiranno ben presto che conviene impegnarsi». Poi tocca agli studenti dar voce ai loro dubbi. Jacopo Voltolini è convinto «che il sistema Fioroni sia più meritocratico, mentre in Trentino non cambia nulla rispetto agli anni scorsi». Veronica Sommadossi, che ha frequentato sei mesi in Finlandia, confronta i due sistemi. «Là c’è una cultura diversa ed è difficile avvicinarla se si mantengono i debiti, che premiano chi si impegna meno». Eugenio Di Gennaro è critico. «Mi sembra assurdo parlare del modello finlandese quando il nostro sistema è antiquato». Un assist per il governatore che parla di innovare la scuola. «Con la revisione dei piani di studio (entro il 2010, ndr) possiamo diminuire il numero delle materie che frammentano la formazione e dare più peso a quelle caratterizzanti (ad esempio matematica allo scientifico, latino al classico ndr). Vogliamo una scuola più flessibile che faccia emergere i talenti. Per questo guardiamo anche ai modelli del Nord Europa, dove non ci sono classi ma gruppi di apprendimento dove chi è più bravo può correre più veloce e chi è meno bravo può prendersi il tempo necessario». Anche il mantenimento dei debiti va letto in quest’ottica. Una scelta che fa discutere, ma che se non altro evita il caos che si sta verificando nel resto d’Italia, dove le scuole stanno organizzando i corsi senza i fondi necessari e le famiglie sono costrette a metterci soldi di tasca loro. Ma le perlessità restano. Marta Mosna teme che «con i debiti ne risenta la preparazione perché si affronta l’anno successivo con le lacune dell’anno precedente», mentre Daniele Zanini ritiene «gli esami di riparazione più efficaci per “stanare” i furbi». Non tutti, però, sono critici. Michele Betti è schietto col governatore. «Con la sua riforma mi ha salvato». Dopo un’ora il dibattito finisce. In palestra si alza la musica, il presidente lascia l’istituto tenendosi il braccio fasciato. “Ricordo” della caduta sugli sci, ma anche metafora degli studenti che l’hanno messo quasi kappaò con le loro domande affilate. «Nonostante le statistiche dicano che la scuola trentina unisce equità e eccellenza, a causa delle polemiche mediatiche è passato il messaggio che il nostro sistema sia meno serio. Dimostreremo che non è così», assicura il governatore.

 

 

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