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Borgo 21. Cgil e Uil: “Incontro con Benedetti”

L'acquisto dello stabilimento di Mattarello da parte di un immobiliarista allarma i sindacati. Demozzi e Francesconi: “Servono garanzie precise sul futuro”. In un video su YuoTube le preoccupazioni dei lavoratori.

Borgo 21. Cgil e Uil: “Incontro con Benedetti”
Lo stabilimento della Borgo 21 di Mattarello (TN) è passato di mano. La Vestimenta partecipazioni, che affittava in leasing il compendio industriale alla Borgo 21, ha ceduto il contratto alla società dell'immobiliarista locale Silvio Pisetta. La novità preoccupa i sindacati. Si teme la possibilità che, alla scadenza del contratto di locazione nel 2013, possano prevalere interessi speculativi e che il sito venga destinato a funzioni diverse da quelle produttive, con la conseguenza della cessazione delle attività dell'azienda tessile del gruppo Armani, che a Trento dà lavoro a 220 dipendenti. Il presidio dei dipendenti di Borgo 21 sotto Confindustria (31 gennaio 2008) «Già nelle scorse settimane – ricordano Milena Demozzi (Filtea Cgil) e Fausto Francesconi (Uilta Uil) – avevamo sollevato il problema dell'affitto dell'immobile con l'assessorato all'industria. Di fronte alle novità di oggi, abbiamo però chiesto un incontro urgente con l'assessore provinciale Marco Benedetti. Dalla Provincia vogliano la garanzia che venga individuato un sito produttivo da destinare alla Borgo 21 se l'immobiliarista Pisetta, alla scadenza del contratto, mettesse in atto qualche operazione speculativa. Ci preme infatti che l'azienda, con tutti i suoi 220 dipendenti, continui ad avere un futuro in Trentino, anche in un immobile diverso da quello di Mattarello. Le logiche speculative non ci piacciano e non vogliamo subire ricatti dall'immobiliarista di turno. L'unica vera possibilità quindi è che Provincia e Agenzia per lo sviluppo intervengano per dare una localizzazione alternativa alla Borgo 21, se e quando ce ne fosse la necessità». L'incontro con l'assessore provinciale all'industria è già stato fissato per mercoledì prossimo, il 6 febbraio. Il giorno successivo è programmato invece un nuovo confronto tra sindacati e azienda per la trattativa sugli esuberi. «Ciò che più ci preme – avvertono i sindacalisti – è limitare i licenziamenti ed avere garanzie serie sul destino futuro dello stabilimento. All'azienda lo abbiamo detto forte e chiaro. Se si tratta di una razionalizzazione siamo disposti a negoziare. Diversamente, se fosse il primo passo verso la cessazione della produzione, la disponibilità al dialogo dimostrata fino ad oggi da sindacati e lavoratori verrebbe subito meno. Per questo abbiamo la necessità che l'azienda metta sul tappeto fin da subito quella serie di interventi utili a provare il proprio impegno per il futuro sviluppo dello stabilimento». 1 febbraio 2008

 

 

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