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In ventuno dalle Cartiere all’Arcese

Omezzolli: «Resteranno tutti in zona al massimo alcuni finiranno a Mori»

In ventuno dalle Cartiere all’ArceseContratto firmato, operazione conclusa. Le Cartiere del Garda hanno ceduto «un ramo d'azienda» alla ditta Arcese. In pratica 21 dipendenti dello stabilimento di Riva del settore spedizioni e servizi vari hanno cambiato datore di lavoro, mantenendo però gli stessi livelli salariarli e di trattamento. Con in più la garanzia di restare in zona. Un passaggio che - pur non essendo privo di contraccolpi psicologici - chiude, nella maniera più soft possibile un piano di alleggerimento dei costi di gestione che ha coinvolto diversi stabilimenti del gruppo di cui le Cartiere fanno parte, con un taglio complessivo di 450 occupati, la gran parte impiegati in Spagna e Francia. A Riva, invece, la riduzione è stata di una sessantina di unità, di cui 40 facenti parte di un piano di blocco del turn-over sviluppatosi, a seguito di ammodernamenti tecnologici, nell'arco di tre anni. Il resto è rappresentato, appunto, dai dipendenti trasferiti all'Arcese. In pratica non ci sono stati licenziamenti e attualmente l'organico delle Cartiere rimane fissato alla pur sempre ragguardevole quota di 530 unità, rappresentando una delle più grandi realtà occupazionali della Busa. E proprio per tale caratteristica - e per gli accordi stipulati sul progetto del teleriscaldamento - la questione delle Cartiere è approdata in Consiglio comunale, in una preoccupazione espressa dallo stesso sindaco nella relazione al bilancio e in un ordine del giorno che invitava proprio il primo cittadino a programmare un incontro con le parti interessate allo scopo di chiarire la situazione occupazionale in divenire. Per questioni di tempi (Molinari, nel suo ruolo istituzionale di Senatore della maggioranza ha avuto parecchi impegni inderogabili a Roma) l'incontro allargato non c'è stato, ma il sindaco ha comunque illustrato all'assemblea municipale i termini dell'accordo, che fuga anche gli ultimi dubbi sul futuro di chi ha dovuto cambiare «casacca». La maggiore preoccupazione dei dipendenti coinvolti nella cessione del ramo d'azienda, era infatti che l'Arcese si era impegnata a garantire l'occupazione in Busa solo per due anni, riservandosi poi di poter effettuare trasferimenti in altre sue sedi, anche fuori Provincia. Un'eventualità che per molti - con casa e famiglia in zona - avrebbe potuto significare un sacrificio pesantissimo, al punto di dover addirittura pensare a trovarsi un altro lavoro. Paure fugate nell'accordo firmato due giorni fa, come assicura Lucio Omezzolli, segretario della Slc-Cgil. «Nell'accordo firmato, sono stati fissati dei paletti che in pratica garantiscono ai lavoratori passati all'Arcese la permanenza fra Riva e Arco. Come destinazione più lontana resterebbe Mori, ma solo quando sarà pronto l'interporto e non è certo questione che riguardi l'immediato futuro. In ogni caso si tratterebbe di distaccare un paio di persone o poco più. E non è neppure automatico che la scelta ricada proprio sul gruppo dei ventuno. Insomma credo che alla fine la soluzione trovata sia la più corretta ed equilibrata». E l'incontro con il sindaco Molinari a questo punto sarà definitivamente cancellato? «Ci dovevamo trovare prima di Natale, ma poi i suoi impegni romani hanno fatto saltare questo primo appuntamento. Ci vedremo comunque all'inizio del prossimo anno, proprio per fare il punto su una situazione occupazionale che, per alcuni anni, non dovrebbe più evidenziare altre sofferenze». 30 dicembre 2007

 

 

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