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Chiudono le distillerie Cipriani

La denuncia di Stefano Montani segretario della Flai Cgil

Chiudono le distillerie CiprianiÈ passato ormai una anno da quando il Gip di Rovereto – su segnalazione dell'Agenzia Provinciale per la Protezione Ambientale - ha notificato alle distillerie Cipriani il sequestro dell'impianto di scarico nel Rio Sorne. Il provvedimento della Procura , che ha comportato la chiusura dell'impianto di Chizzola di Ala, ha preso le mosse da una documentazione nella quale l'Appa sostiene che il canale Enel, usato dalle distillerie per scaricare le acque della produzione, risulta, a valle degli impianti, gravemente inquinato. Ipotesi, questa, regolarmente smentita dalle Distillerie Cipriani. Un anno senza produzione, a parte una breve parentesi di dissequestro temporaneo dell'impianto (con trasporto tramite autocisterne degli scarti di produzione altrove) per terminare le lavorazioni in corso, hanno messo l'azienda in ginocchio. I lavoratori e la Flai Cgil hanno responsabilmente condiviso la scelta di trascorrere questi mesi senza inutili clamori usufruendo di giorni di ferie residue, di periodi di cassa integrazione e con periodi di lavoro concordato con l'azienda per la manutenzione agli impianti, segno, quest'ultimo, di un'evidente volontà dei Cipriani di riprendere la produzione appena possibile. La sensazione dei lavoratori è stata quella di essere abbandonati al proprio destino, con la sola Cgil che ha cercato fino all'ultimo di mantenere in contatto tra loro, Appa, Azienda e Assessorato all'Industria, con la convinzione di potere salvare i posti di lavoro. Il 5 luglio scorso, l'Appa, per bocca del suo dirigente in una riunione in Assessorato all'Industria di Trento, aveva fatto intendere che se l'Azienda avesse rispettato le prescrizioni imposte, l'orientamento dell'Agenzia sarebbe andato nella direzione di permettere alla Procura di Rovereto di togliere i sigilli all'impianto. Tutto, entro la fine del luglio 2007. Così non è stato. Dieci mesi di fermo impianti hanno pesato come un macigno sul futuro delle distillerie, la campagna di lavorazione 2007/2008 è andata perduta con un danno economico tale da mettere in dubbio la sopravvivenza dello stabilimento. Abbiamo seguito l'altalenarsi degli eventi insieme ai lavoratori affrontando l'emergenza quotidianamente, scegliendo di proposito di mantenere un profilo basso per non compromettere ulteriormente una situazione già di per sé difficile. Nell'ultimo mese un barlume di speranza: l'ultima prescrizione dell'Agenzia – un prelevatore in automatico 24 ore su 24 di campioni di acqua da analizzare – pareva far intravvedere la possibilità di un possibile dissequestro da parte della Procura. Inutile dire che il prelevatore è arrivato ormai troppo tardi.. Nel frattempo, però, il sistema creditizio pare abbia messo in sofferenza l'azienda chiedendo il rientro di tutti i fidi concessi. La conseguenza è l'annuncio, da parte delle distillerie, della necessità di porre in liquidazione l'azienda e di aprire le procedure di mobilità per i 25 dipendenti. Abbiamo assistito, a fianco dei lavoratori che ancora una volta pagano colpe non loro, all'agonia di una fabbrica che è stata costretta a fermare la produzione. Le distillerie hanno avuto, da sempre, un rapporto conflittuale con il vicinato, siano essi semplici cittadini o amministratori locali. Fumi e miasmi non sono certo delle buone credenziali. Ma se in tutti questi anni le distillerie hanno prodotto alcool e reddito anche per i propri dipendenti, lo hanno evidentemente fatto nel rispetto delle regole. E, se successivamente sono state fermate, è altrettanto evidente che qualcosa di anomalo è stato d trovato. Ma ad una semplice domanda vorremmo che qualcuno rispondesse, non fosse altro per il rispetto dovuto a chi il lavoro oggi lo perde: era proprio necessario uno stop lungo dieci mesi? Era impensabile che la manifesta e più volte ribadita volontà dell'azienda di riprendere la produzione – nell'ovvio rispetto della salute dei cittadini – potesse diventare realtà in tempi tali da permettere ad una qualsiasi azienda di sopravvivere? Cosa hanno fatto gli amministratori locali e provinciali per tentare di salvare una distilleria che fin dall'inizio della vicenda è stata lasciata in balia di se stessa, tanto che l'unico contatto con l'esterno, paradossalmente, è stato il sindacato? Qualcuno potrà sorridere, pensando magari al valore dei terreni circostanti le distillerie, siano essi edificabili o coltivabili che probabilmente acquisteranno valore commerciale, mentre una realtà produttiva, patrimonio di un intera collettività, chiude i battenti mentre migliaia di tir che transitano quotidianamente sulla A22 continueranno ad ammorbare l'aria della valle. 16 novembre 2007

 

 

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