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Vestimenta, il futuro resta un rebus

Niente intesa col sindacato. Si avvicina il ricorso alla cassa integrazione

Vestimenta, il futuro resta un rebusDi ALESSANDRO GENOVESE TRENTO - Non sono bastate più di quattro ore di riunione per convincere i sindacati a sottoscrivere l´accordo sul nuovo piano industriale presentato dai vertici della Vestimenta. Un «no» secco e deciso, quello pronunciato dai rappresentanti delle parti sociali, maturato dopo un incontro-fiume nella sede di Assindustria a palazzo Stella tra l´attuale amministratore delegato di Vestimenta, Giovanni Bassetti, il funzionario dell´assessorato provinciale all´industria, Ezio Cristofolini, e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil Mariano Campana, Corrado Dalvit e Fausto Francesconi, oltre ai membri della Rsu. Assente invece, come del resto in occasione dei precedenti incontri, il manager Fusco, ufficialmente perché volato negli Stati Uniti a firmare con Clavin Klein il contratto che affiderà alla newco Confezioni Moda Italia la gestione del marchio fino all´estate del prossimo anno. Lo strappo maturato nei giorni scorsi, quando i sindacati avevano rifiutato di accettare il nuovo piano industriale senza che venissero accettate le loro condizioni, non è stato dunque ricucito neppure nell´incontro di ieri, tenutosi in contemporanea con un presidio di lavoratori della fabbrica di Mattarello che, di fronte ai cancelli, manifestavano tutta la loro rabbia e frustrazione. La lunghissima riunione di Palazzo Stella si è così conclusa con la firma di un verbale di consultazione non sottoscritto dalle parti sociali; verbale che consentirà comunque all´azienda di avviare la procedura di concordato preventivo e di attivare così la cassa integrazione straordinaria. «La delusione è forte, ma neppure questa volta c´erano le condizioni per poter accettare l´accordo - ha dichiarato Mariano Campana, della Cgil - L´azienda non ci ha dato le risposte alle nostre domande sulla natura e sul valore del progetto industriale, né ha fornito alcuna rassicurazione, e permane il nostro timore che dietro la figura di Fratini, delegato da Fusco, si nasconda il rischio di un passaggio intermedio, per poi trasferire la produzione in Toscana». Qualche risultato, però, in realtà i sindacati l´hanno ottenuto: innanzitutto la promessa, sotto forma di impegno formale messo nero su bianco, di poter incontrare Fusco entro e non oltre venerdì 23 settembre; e poi la garanzia che ai cinquanta dipendenti che passeranno immediatamente a Cmi verrà mantenuto sia l´attuale contratto aziendale sia quello nazionale. Quanto al negozio Calvin Klein, è stato definitivamente stabilito che passerà direttamente alla newco. «Anche questa volta siamo stati costretti a rifiutare le proposte dell´azienda - ha spiegato Fausto Francesconi - ma almeno così non si dirà che il sindacato è sempre pronto a piegarsi alle volontà del padrone. La procedura andava comunque chiusa, e c´è un verbale che attesta il nostro rifiuto rispetto ad un accordo inaccettabile. In ogni caso siamo amareggiati, anche perché continuiamo a considerare l´attuale piano industriale poco credibile e, soprattutto, non in grado di fornire quelle garanzie e quelle prospettive di lunga durata da noi richieste per i lavoratori». Tutto è quindi rimandato al prossimo incontro con Fusco, dato a questo punto per sicuro. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori in esubero, invece, secondo Francesconi «potrebbe partire ai primi di ottobre, ma non c´è ancora alcuna certezza in merito».

 

 

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