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Fim-Fiom-Uilm: "Più investimenti sui nidi"

La lettera di Voltolini, Grasselli e Francesconi per chiedere al presidente Dellai interventi a difesa del potere d'acquisto delle famiglie.

Fim-Fiom-Uilm: Egregio presidente Dellai, le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici sono alle prese con una difficile vertenza contrattuale. Difficile perché, nonostante si levi ormai da più parti la denuncia dei bassi salari dei lavoratori dipendenti italiani, non sarà facile conquistare aumenti superiori all'inflazione o rivedere l'organizzazione del lavoro dentro le imprese. Le nostre priorità sono due: innalzare il potere d'acquisto delle retribuzioni e aumentare la competitività del sistema produttivo. Su questi due fronti qualcosa può fare anche la Giunta provinciale, a partire, per esempio, dagli asili nido. In generale, è assodato che contenere al minimo le tariffe sui servizi, per le famiglie significhi garantirsi maggiori redditi e quindi una più solida condizione economica. Ciò è vero a maggior ragione per gli asili nido le cui rette possono raggiungere livelli insostenibili costringendo le famiglie a scelte drastiche. Succede che uno dei due genitori – comunemente la donna – sia costretto ad abbandonare la vita professionale o, al rientro al lavoro, a scegliere impieghi discontinui e poco remunerati. Ciò si traduce inevitabilmente non solo in una contrazione del potere d'acquisto per le famiglie, ma anche in un depauperamento del sistema economico e sociale: calano i consumi e la domanda interna, diminuiscono le entrare fiscali, salgono le richieste di interventi sociali a sostegno delle famiglie in difficoltà economiche. Ponga poi il caso di una donna con un'istruzione superiore – il diploma, ma sempre più spesso la laurea – che sia costretta a rinunciare ad un avanzamento di carriera, ad un incarico di responsabilità o peggio ad un impiego, in nome dell'esigenza primaria di cura dei figli. In questo caso a farne le spese è prima di tutto la comunità che nella qualificazione di quella donna ha investito risorse ingenti a partire dalla scuola, per poi impedirle di mettere a frutto le competenze acquisite. Si tratta di una questione di genere aperta da troppi anni: oggi, in un Trentino sempre più vicino agli standard socioeconomici dei Paesi più avanzati in Europa, non è accettabile che le esigenze di cura familiare siano in costante conflitto con le giuste aspirazioni professionali. Valorizzare i talenti di ciascuno è l'obiettivo di ogni Paese avanzato. Non lo dicono Fim, Fiom e Uilm. Lo sostiene l'Ocse che per l'Italia predica da anni maggiori investimenti nei servizi come ricetta per aumentare l'occupazione femminile. Ma lo conferma anche l'ultimo rapporto sull'occupazione in Trentino, che al tema ha dedicato uno specifico approfondimento. In questo senso, potenziare gli asili nido, diminuirne sensibilmente le tariffe e garantire la necessaria flessibilità del servizio, sono obiettivi irrinunciabili per qualunque territorio aspiri ad assicurarsi un futuro di benessere e di solidità sociale, arricchendo il sistema produttivo di tutte le potenzialità umane fino ad oggi inespresse. Su altri temi - per esempio la casa che rappresenta un'altra ingente voce di spesa nei bilanci delle famiglie trentine – la Giunta ha adottato interventi straordinari. Le diamo poi atto che per la prima volta il bilancio provinciale prevede un fondo – circa 6 milioni di euro – per contenere le tariffe. Ma solo una parte di questi soldi andrà al taglio delle rette dei nidi, contribuendo, plausibilmente, ad una loro riduzione di circa il 10 percento. Si tratta di un primo passo. Considerato però che il costo a carico delle famiglie per gli asili nido è decisamente più alto rispetto a quello degli altri servizi all'infanzia, a nostro parere il governo provinciale deve essere più ambizioso. Attualmente il costo complessivo dei nidi in Trentino si aggira intorno ai 22 milioni di euro, la metà a carico della Provincia. Crediamo allora che uno stanziamento ulteriore di 5 milioni di euro rispetto a quanto già previsto da destinare ai taglio delle rette dei nidi, sarebbe sufficiente a rendere molto più facile l'accesso a questo servizio per le famiglie trentine. Si tratta di risorse pari allo 0,12 percento del bilancio provinciale. Una cifra irrisoria non solo, per esempio, rispetto alla somma degli sgravi Irap accordati alle imprese – circa 40 milioni, pari all'1 percento del bilancio -, ma soprattutto a fronte dei benefici che produrrebbe. Claudio Voltolini Fim Cisl Roberto Grasselli Fiom Cgil Fausto Francesconi Uilm Uil

 

 

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